Buono Dentro 4, piccoli ordini, una forza economica collettiva
39 tra GAS e GA(S)P, 5 HUB territoriali, oltre 3,4 tonnellate di frutta fresca e più di 8.000 euro movimentati.
La quarta edizione di Buono Dentro ci restituisce soprattutto una domanda concreta: possiamo costruire economie di scala senza riprodurre le logiche del mercato dominante?
Buono Dentro 4 non è stato semplicemente un ordine collettivo. Ci serve per capire se piccoli gruppi e reti, con i relativi territori, possono mettere insieme la propria capacità di acquisto, condivisione, organizzazione e logistica per raggiungere una scala maggiore della filiera senza perdere relazioni, trasparenza e autonomia.
Per Co-energia costruire economie di scala solidali non significa comprare di più per pagare meno. Significa aggregare la domanda per riconoscere un prezzo più giusto a chi produce, rendere il cibo di qualità più accessibile ai “meno abbienti” e dare valore anche al lavoro necessario a tenere insieme la filiera.
I risultati di questa quarta edizione ci dicono che vale la pena continuare a provarci. Numeri piccoli rispetto alle dimensioni del mercato alimentare, ma molto significativi per una rete costruita dal basso. Perché mostrano che tanti piccoli ordini, quando vengono organizzati insieme, possono diventare una forza economica collettiva.
La quota sociale non è una rinuncia, ma un valore riconosciuto
È questo l’aspetto della campagna sul quale vogliamo soffermarci.
Buono Dentro 4 ha generato 1.304,50 euro di quota sociale.
È importante chiarire che il produttore non viene pagato meno perché gli ordini sono aggregati. Nel caso delle mele di seconda scelta, per esempio, la campagna riconosce 0,80 euro al chilo, mentre i normali canali commerciali possono riconoscere per quello stesso prodotto meno della metà, quando non viene scartato.
Aggregare la domanda, quindi, non serve a strappare un prezzo più basso a chi produce. Al contrario, serve a provare a costruire le condizioni perché un prezzo più giusto per chi produce possa convivere con la possibilità, per chi acquista, di accedere a un cibo biologico e di qualità a un prezzo contenuto.
La quota sociale prova ad aprire una terza strada. Non è uno sconto, non è un contributo aggiuntivo chiesto ai GAS e non è qualcosa sottratto al produttore. È una parte del prezzo resa anch’essa esplicita e trasparente.
Il prezzo finale riconosce tutti i lavori necessari per costruire una filiera diversa: raccogliere e aggregare ordini, collegare territori, organizzare la logistica, gestire amministrazione e comunicazione, costruire il raccordo con gli acquirenti e valorizzare il tempo dedicato dai GAS alla raccolta degli ordini, alla promozione, alla distribuzione e a tutte le strutture che rendono questo possibile.
Questo lavoro esiste anche nelle filiere convenzionali. E anche lì ha un costo. La differenza sta nel chiedersi come governare la quota sociale, chi la riceve e dove finisce.
Noi proviamo a renderla visibile e condivisa: una parte riconosce il lavoro che rende possibile la campagna, quello di CO-energia, e una parte rimane dentro la rete, tornando a sostenere progettualità e percorsi dell’economia solidale, in questo caso la Fiera EcoSol Solidalia 2027.
In altre parole: non togliere valore, ma riconoscerlo e decidere insieme come distribuirlo.
La restituzione della campagna
il modo in cui lo produciamo, lo distribuiamo e gli attribuiamo valore.
Una rete che pratica il mutualismo
Poi c’è tutto quello che gli 8.054,90 euro non riescono a raccontare.
Tempo e competenze messi a disposizione. Sedi aperte anche ad altri GAS. Ritiri condivisi. Viaggi organizzati. Persone che hanno caricato cassette, controllato ordini, risolto imprevisti e animato e collegato territori.
In questa campagna abbiamo praticato concretamente il mutualismo, abbiamo messo in comune quello che ciascuno poteva offrire per rendere possibile qualcosa che, da soli, sarebbe stato molto più difficile fare.
È questo che trasforma una somma di acquisti in una pratica collettiva.
Buono Dentro 4 in numeri
39 GAS e realtà coinvolte
5 HUB territoriali
3.417 kg di frutta fresca
423 bottiglie da 1 litro di succo di mela
305 altri prodotti trasformati
8.054,90 € di valore economico movimentato
1.304,50 € di quota sociale
Che cos’è la quota sociale?
Non è uno sconto.
Non è una quota chiesta ai GAS, che contribuiscono in modo “solidale” con il loro lavoro.
È una parte trasparente del prezzo che riconosce il lavoro necessario a costruire e coordinare la filiera e permette a una parte del valore generato di rimanere nella rete e tornare a sostenere progettualità dell’economia solidale.
Il punto non è eliminare ciò che sta tra produzione e consumo. È renderlo visibile e decidere insieme dove va il valore.
Galleria fotografica
Grazie a chi l’ha resa possibile
Il nostro ringraziamento va a tutti i GAS e alle realtà partecipanti, alle reti e agli HUB territoriali, ai produttori e a tutte le persone che hanno dedicato tempo ed energie alla campagna.
Un ringraziamento particolare va a Marco Facchini, che ha svolto un ruolo fondamentale di raccordo tra il mondo della produzione e quello dei GAS e nella costruzione della logistica della campagna.
Senza questo lavoro di connessione tra le due parti, raggiungere questa dimensione sarebbe stato molto più difficile.
Buono Dentro 4 non ci consegna una formula definitiva. Ci mostra però una possibilità concreta: aggregare senza centralizzare, crescere senza mettere i territori in concorrenza, riconoscere il lavoro di chi produce e di chi costruisce la filiera e lasciare una parte del valore dentro la comunità che lo ha generato.
È una sperimentazione ancora piccola. Ma non è più soltanto un’idea.