La quarta edizione della campagna di CO-energia si apre a una costruzione più collettiva, insieme a reti e territori diversi, per sperimentare economie di scala solidali, logistica condivisa e nuove forme di mutualismo.
Una mela piccola, irregolare, fuori calibro può raccontare molto del sistema alimentare in cui viviamo. È buona, sana, biologica. Ma rischia di non trovare mercato perché non corrisponde a ciò che abbiamo imparato a considerare bello. E non riguarda soltanto la grande distribuzione. Anche noi, consumatori attenti e consapevoli, davanti a una cassetta di mele siamo spesso portati ad allungare la mano verso quella più grande, più tonda, più uniforme. È un gesto quasi automatico.
Il mercato non ha soltanto selezionato i prodotti: ha educato il nostro sguardo. Buono Dentro, arrivata alla sua quarta edizione, nasce proprio dalla volontà di mettere in discussione questo meccanismo culturale ed economico per restituire valore a ciò che il mercato considera marginale e contrastare lo spreco prima ancora che diventi scarto.
Buono Dentro continua da qui, per cambiare lo sguardo sul cibo e insieme, il modo in cui lo produciamo, lo distribuiamo e gli attribuiamo valore.
QUARTA EDIZIONE, UN PASSO IN PIÙ
In questi anni Buono Dentro ha provato a tenere insieme lotta allo spreco alimentare, agricoltura biologica, dignità del lavoro, accessibilità del cibo e mutualismo. Con questa quarta edizione il percorso prova a fare un passo ulteriore per diventare una sperimentazione più collettiva, capace di mettere in relazione reti, produttori e territori diversi.
Accanto a Co-energia partecipano Rete Equosud, Pulmino Contadino e Orto Collettivo, insieme ai produttori Manuel Montanari per le mele, Enrico Martinelli per le pere e Marco Facchini per la logistica e i trasformati. Esperienze differenti per storia e territorio, ma accomunate dalla volontà di costruire relazioni economiche fondate sulla cooperazione, sulla trasparenza, sul riconoscimento del lavoro e sulla capacità delle reti di sostenersi reciprocamente. Non nasce una nuova sigla né un nuovo contenitore. Il lavoro prende forma da relazioni costruite nel tempo, dalla fiducia reciproca, dal confronto e da pratiche già condivise. L’obiettivo è semplice e insieme ambizioso, mettere in connessione competenze, territori e capacità organizzative per costruire insieme ciò che, separatamente, sarebbe più difficile realizzare.
CO-energia, Rete Equosud, Pulmino Contadino, Orto Collettivo e Rete Contadini partecipano alla sperimentazione mantenendo ciascuna la propria autonomia. Questo significa che ogni realtà può organizzare ordini, logistica e distribuzione secondo le caratteristiche del proprio territorio e può decidere autonomamente come utilizzare la propria quota sociale.
La quota può servire, ad esempio, a:
riconoscere lavoro organizzativo e logistico
sostenere progettualità territoriali
alimentare fondi mutualistici
accompagnare altre esperienze di economia solidale
Non esiste quindi una destinazione unica perchè ciò che accomuna le reti è l’idea che una parte del valore generato possa restare dentro il circuito e tornare a produrre relazioni, lavoro e nuove possibilità. Questa idea richiama il pensiero di Euclides Mance, che vede nelle reti di economia solidale la possibilità di costruire circuiti capaci di trattenere e rimettere in circolo il valore prodotto, rafforzando altre attività, altri lavori e altre comunità. In questa prospettiva, ogni scambio non si esaurisce nel rapporto tra chi vende e chi compra, ma può diventare parte di un processo più ampio di cooperazione e trasformazione economica.
MELE E PERE “DI SECONDA SCELTA”, NON DI SECONDA QUALITÀ
Quest’anno Buono Dentro propone mele biologiche di Manuel Montanari e pere Abate biologiche di Enrico Martinelli. Si tratta di frutta di seconda scelta commerciale: prodotti fuori calibro, meno uniformi o con piccoli difetti estetici, che il mercato convenzionale tende a svalutare fortemente o a destinare alla trasformazione riconoscendo al produttore prezzi molto più bassi. Ma una mela piccola o una pera non perfettamente uniforme non hanno un valore alimentare inferiore.
- La campagna prova quindi a intervenire proprio qui per riconoscere un prezzo più dignitoso a prodotti che il mercato svaluta e, allo stesso tempo, per renderli accessibili a chi acquista. Contrastare lo spreco, in questa prospettiva, non significa soltanto recuperare ciò che resta invenduto. Significa mettere in discussione il sistema che produce lo scarto.
Trasparenza della filiera
Che cosa c'è dentro il prezzo?
Per mele e pere la composizione è trasparente:
0,80 €/kg al produttore
0,40 €/kg per ritiro, conservazione e logistica
0,30 €/kg di quota sociale
Prezzo finale: 1,50 €/kg
DAL SINGOLO ORDINE A UNA DOMANDA ORGANIZZATA
I Gruppi di Acquisto Solidale hanno costruito negli anni una straordinaria esperienza di relazione diretta tra produttori e cittadini. Oggi possiamo provare a fare un passo ulteriore: collegare territori diversi, aggregare gli ordini, programmare i ritiri, creare punti logistici condivisi, dare quantità e continuità ai produttori. Costruire, cioè, economie di scala solidali, cooperative e mutualistiche.
Non significa semplicemente comprare di più per pagare meno. Significa usare la scala per cooperare, ridurre l’invenduto, organizzare meglio i trasporti, limitare costi e viaggi inutili, dare maggiori certezze a chi produce e rendere il cibo biologico più accessibile senza comprimere il reddito agricolo.
Dentro questa prospettiva possono convivere anche canali differenti. Un produttore può continuare a vendere direttamente prodotti di prima scelta attraverso relazioni consolidate, a condizioni e prezzi diversi, mentre una parte della produzione fuori calibro o di seconda scelta può entrare in una filiera mutualistica costruita su altri volumi, altra logistica e altre finalità. In questo caso un prezzo finale più basso non significa lavoro sottocosto. Può significare, al contrario, che il produttore riceve per quella parte di prodotto un valore più alto rispetto a quello riconosciuto dai canali convenzionali, evitando che frutta perfettamente buona venga svalutata o sprecata. Se allo stesso tempo vengono riconosciuti anche i costi della logistica e il lavoro delle reti, il prezzo più accessibile diventa il risultato di una diversa organizzazione della filiera, non della compressione di qualcuno.
La trasparenza, quindi, è fondamentale, prezzi differenti non sono necessariamente una contraddizione, se raccontano condizioni differenti e se ogni soggetto coinvolto riceve un valore adeguato.
La grande distribuzione usa la propria dimensione per concentrare potere. Noi vogliamo provare a utilizzare la dimensione per distribuirlo.
HUB E LOGISTICA: COSTRUIRE INFRASTRUTTURE NOSTRE
Una filiera non è composta soltanto da chi produce e da chi acquista. C’è chi raccoglie gli ordini, coordina, conserva, trasporta, distribuisce e comunica. Tutto questo è lavoro non volontariato: è stato ed è una risorsa fondamentale dell’economia solidale; scegliere di dedicare il proprio tempo non significa che quel lavoro non abbia valore, è il contributo ad una relazione con i produttori basata sulla reciprocità.
Per questo una delle sperimentazioni di queste campagne riguarda anche la costruzione di hub territoriali, punti nei quali aggregare gli ordini e rendere più efficiente la distribuzione. Creare infrastrutture proprie significa anche rendere le reti meno fragili e meno dipendenti da disponibilità individuali occasionali.
NON CONCORRENZA, MA COOPERAZIONE
Un altro obiettivo centrale è evitare che esperienze che condividono finalità simili finiscano per entrare in concorrenza tra loro. Il mercato dominante tende a separare territori, produttori e consumatori, trasformandoli in soggetti concorrenti. La nostra sperimentazione prova a muoversi nella direzione opposta. Mettere insieme domanda, logistica, competenze e relazioni. Costruire condizioni trasparenti. Riconoscere il valore di ogni passaggio. Fare in modo che territori diversi possano cooperare anziché competere. Non vogliamo replicare in piccolo le stesse dinamiche del mercato dominante. Vogliamo verificare se è possibile costruire regole diverse.
La quota sociale
Il valore che continua a circolare
La quota sociale non è un semplice aumento del prezzo. È una parte del valore generato dalla filiera che può restare dentro la rete e generare altro. Può trasformarsi in sostegno a un progetto, riconoscimento di lavoro, fondo mutualistico, iniziativa territoriale. È anche attraverso questi meccanismi che una campagna può produrre qualcosa che va oltre il prodotto distribuito. Può produrre capacità collettiva.
BUONO DENTRO COME LABORATORIO
Buono Dentro non vuole quindi essere soltanto una campagna contro lo spreco. È un laboratorio. Possiamo aggregare la domanda di territori diversi? Possiamo riconoscere un prezzo adeguato a chi produce? Possiamo organizzare una logistica condivisa? Possiamo rendere trasparente la composizione del prezzo? Possiamo utilizzare una parte del valore generato per sostenere altre progettualità? Possiamo costruire filiere che uniscano territori, reti, produttori e consumatori anziché metterli in competizione?
Sono domande aperte. Ma è proprio questo il senso della sperimentazione, non avere già tutte le risposte, ma costruirle attraverso la pratica.
Da dove veniamo
Le campagne precedenti
Buono Dentro arriva alla quarta edizione dopo un percorso che ha coinvolto GAS, reti territoriali, produttori e progetti mutualistici.