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Mercoledì, 09 Settembre 2026 11:33

Allargare lo sguardo...

Una mela piccola, irregolare, fuori calibro può raccontare molto del sistema alimentare in cui viviamo. È buona, sana, biologica. Eppure può non trovare mercato, se non a prezzi molto bassi, perché non corrisponde agli standard commerciali ai quali siamo stati abituati.

Il mercato, infatti, non seleziona soltanto ciò che arriva sugli scaffali. Nel tempo educa anche il nostro sguardo, orienta il gusto, stabilisce ciò che ha valore e ciò che può essere lasciato fuori.

È da questa consapevolezza che nasce Buono Dentro, arrivato alla sua quarta edizione. Una campagna contro lo spreco alimentare, certamente, ma soprattutto un tentativo concreto di tenere insieme agricoltura biologica, dignità del lavoro, accessibilità del cibo di qualità per tutti, relazioni comunitarie.

Quest’anno proviamo a fare un passo ulteriore: non sostituire la relazione preziosa tra produttori e GAS, ma allargarne la capacità di azione, collegare territori diversi, aggregare la domanda, condividere logistica e distribuzione, programmare gli acquisti e offrire maggiore continuità a chi produce.

In altre parole, provare a costruire economie di scala solidali, cooperative, alternative e mutualistiche. Ordini aggregati, hub territoriali, trasporti condivisi, persone che mettono a disposizione tempo e competenze. E una quota sociale che propone ai produttori di rinunciare a una parte di possibile guadagno e prova a riconoscere anche il lavoro non monetizzato dei GAS e soprattutto, lascia una parte del valore dentro la rete perché possa tornare a generare progettualità, mutualismo e nuove possibilità.

È una necessità, prima ancora che un’ambizione. In Italia, tra il 2010 e il 2023, il numero delle aziende agricole si è ridotto del 30,3% (dati ISTAT), quasi un’azienda su tre in poco più di un decennio. Non basta quindi difendere le esperienze virtuose che siamo riusciti a costruire. Se vogliamo incidere, dobbiamo provare ad allargare lo sguardo anche a quella parte molto più grande dell’agricoltura che resta esposta ai meccanismi di un mercato che concentra potere e comprime il valore da riconoscere al lavoro. E possiamo farlo soltanto insieme, unendo la voce di chi produce a quella di coloro che nei territori acquistano, organizzano, distribuiscono e costruiscono relazioni.

Le CERS - Comunità di energia rinnovabile solidali, ci hanno insegnato che cittadini, soggetti e territori diversi possono aggregarsi intorno a un bisogno essenziale, condividere produzione e consumo e fare in modo che una parte del valore prodotto rimanga nella comunità, sganciandosi dal mercato dominante. Perché non provare a ragionare nello stesso modo anche sul cibo?

Buono Dentro è un piccolo laboratorio di questa possibilità.

Costruire economie di scala solidali

Un passaggio importante è stato Minamò Fest, il 6 e 7 agosto 2026 al Parco Bombarda di Martirano Lombardo, in Calabria. Le relazioni tra alcune delle realtà coinvolte sono nate prima, ma ritrovarsi fisicamente, condividere tempo, cibo, discussioni e visioni ha permesso di riconoscere qualcosa che già esisteva e di provare a farlo crescere. Da lì si è rafforzato un percorso tra Co-energia, Rete Equosud, Pulmino Contadino, Orto Collettivo, Mercato Contadino e produttori di territori diversi. Non una nuova sigla. Non un altro contenitore. Piuttosto uno spazio di cooperazione nel quale sperimentare una domanda molto concreta: che cosa ci manca per costruire filiere capaci di sottrarsi almeno in parte alle regole del mercato dominante?

Parte con difficoltà vere, tempi stretti, distanze geografiche, modelli organizzativi differenti, costi logistici, propri mercati e relazioni già consolidate degli Attori coinvolti. Ma parte.

Parte da mele e pere che per il mercato sono di seconda scelta e che per noi rappresentano invece un’ottima scelta. Non soltanto perché sono buone, sane e biologiche. Ma perché obbligano a interrogarci su che cosa riconosciamo come valore e su quanto ne lasciamo andar perduto quando accettiamo come inevitabili i criteri del mercato. Perché costruire economie di scala solidali non può significare comprare di più per pagare meno e sfruttare di più. La grande distribuzione fa questo e utilizza l’economia di scala per concentrare potere e valore. Noi dobbiamo provare a utilizzarla al contrario, per distribuire valore.

Più certezza per chi produce.

Cibo di qualità accessibile a più persone.

Meno spreco.

Logistica più razionale.

Lavoro riconosciuto a tutti gli Attori.

Risorse che rimangono nei territori e tornano a circolare.

È il modello di economia circolare solidale che propone Euclides Mance. Forse è proprio questo il passaggio che oggi manca all’economia solidale, riuscire ad aggregare esperienze differenti senza uniformarle, ma dentro una visione comune. Costruire alternative economicamente sostenibili per chi lavora e per chi acquista, ambientalmente compatibili e socialmente capaci non di impoverire ed estrarre valore, ma di produrre ricchezza e distribuirla anche alle fasce deboli. Passare, insomma, da una solidarietà che ripara le falle del mercato a una solidarietà che comincia a costruire regole proprie autonome dal mercato. È una strada complicata. Ma per iniziare, a volte, può bastare anche una mela fuori calibro. Buono Dentro è partita. E quella mela di seconda scelta può diventare un piccolo pezzo di un’economia di prima scelta.

Alberta Cardinali – Consiglio Esecutivo CO-energia

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